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Tanta voglia di dolci?

Pubblicato il 05/02/2018

Nella nostra tradizione il consumo di dolci era legato alle celebrazioni e la tipologia dei dolci era legata al territorio e alla stagione. Si trattava di preparazioni preziose, che rispecchiavano l’unità degli individui della stessa comunità e che andavano consumate con grande oculatezza.

Oggi questi valori si sono persi, i dolci non si preparano più in casa e la grande distribuzione opera una forte pressione che in beffa al calendario ci offre il panettone a ottobre e la colomba al primo giorno di Quaresima.

Cedere ai dolci è diventato facilissimo, complice il senso di benessere che, almeno nell’immediato, regalano. Lo zucchero e i cibi con alto indice glicemico attivano la produzione di dopamina in una parte del cervello chiamata nucleo accumbens, coinvolta nei meccanismi che generano piacere. Alla stregua di altre sostanze voluttuarie, però, la stimolazione protratta attenua il segnale, generando “tolleranza”: per avere lo stesso piacere bisogna consumarne di più, entrando in una vera e propria dipendenza.

LA DOLCEZZA NATURALE FA BENE ALLA SALUTE

Nella Medicina Tradizionale Cinese il sapore dolce viene associato ai seguenti cibi nutrienti:

  • cereali;
  • legumi;
  • latte;
  • carne bovina;
  • frutta;
  • verdure, molte;

Questi cibi sono ricchi non solo di carboidrati, ma anche di proteine e grassi, in grado di apportare energia e sostentamento.

Il sapore dolce quindi rappresenta il cardine dell’alimentazione, il sapore più equilibrato, in grado di tonificare, armonizzare e rilassare l’organismo. È il sapore legato al movimento Terra e all’organo Milza-Pancreas, il quale presiede alle trasformazioni del cibo, ma anche delle nostre emozioni, facendocele “digerire”. La giusta quota di sapore dolce stimola le funzioni di Milza-Pancreas e la fisiologia moderna conferma le tesi della Medicina Cinese: la scoperta dei recettori per il dolce lungo il tratto intestinale, ha illustrato come questo sapore abbia un ruolo importante nella regolazione delle secrezioni enzimatiche e nell’assorbimento dei nutrienti. È da notare che questi recettori riconoscono a livello intestinale anche i dolcificanti artificiali, che mantengono quindi la capacità di massimizzare l’assorbimento intestinale degli zuccheri presenti nel pasto.

L’eccesso di sapore dolce, invece, inibisce Milza-Pancreas, promuovendo rallentamenti digestivi e gonfiori da una parte, preoccupazioni e rimuginio dall’altra.

Il sapore a cui fanno riferimento i vecchi saggi è però un dolce moderato, quello appunto della maggior parte degli alimenti che la Natura ci offre per nutrirci, molto diverso dal sapore dolce a cui ci siamo abituati oggi, che è un dolce estremo, “tossico”, dovuto alla diffusione di farine bianche, zucchero, sciroppi dolcificanti in alimenti che sempre di più si allontanano dal concetto di “cibo nutriente” prima accennato. Un suo eccesso ha quindi un effetto ancora più nocivo per Milza-Pancreas e per un perverso circolo vizioso, più Milza-Pancreas è debole, più forte sarà la ricerca del sapore dolce che dovrebbe tonificarla e più gravi saranno i danni se a compensare la richiesta saranno alimenti dolci molto raffinati e assunti fuori pasto.

La benefica azione del dolce moderato è infatti cercata istintivamente a fine pasto, proprio per agevolare la digestione: per secoli l’abitudine di mangiare frutta come portata conclusiva, soprattutto dopo aver consumato alimenti proteici, ha assecondato le necessità fisiologiche; ma oggi le innumerevoli teorie che hanno demonizzato questa buona abitudine confondono le persone, molte delle quali spesso provano al termine del pasto una sensazione di non soddisfazione e, rinunciando alla frutta, si ritrovano da lì a poco a desiderare qualcosa di più dannoso.

CHE FARE QUANDO IL DESIDERIO DI DOLCI DIVENTA UN PROBLEMA?

Se un piccolo peccato di gola può essere considerato un comfort food, capace di ricaricarci in un momento di cedimento e regalarci nuovo slancio per affrontare le sfide quotidiane, la ricerca continua di dolci può trasformarsi in un vero disturbo compulsivo, in cui il cibo finisce con acquisire la connotazione di consolazione, di ricompensa, nel tentativo di colmare un vuoto emotivo e perdere la connotazione di nutrimento che dovrebbe avere.

Un primo passo per riportare equilibrio potrebbe essere quello di riorganizzare i pasti, soprattutto colazione e pranzo, in cui:

  • mantenere una adeguata ma mai abbondante quota di carboidrati complessi scegliendo alimenti a basso indice glicemico che abbiano subìto poche trasformazioni
  • consumare senza eccessiva parsimonia grassi da condimento che conferiscono sazietà più a lungo
  • concludere con una piccola porzione di frutta.

In questo modo la voglia di dolce “fisiologica” può essere già soddisfatta, con il vantaggio di smorzare l’impatto glicemico che la frutta avrebbe se fosse invece consumata da sola come spuntino.

Se poi il desiderio si fa davvero irresistibile, scegliamo il male minore e puntiamo sul cioccolato fondente: il connubio tra dolce e amaro si presta magicamente per cedere alla tentazione senza correre troppo il rischio di pericolose ricadute. E il buonumore ringrazia!

FONTE pegaso.eu